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Roma Pride, “Repubblica” e la scelta di esserci per rafforzare i diritti di tutti

La scelta del nostro giornale di essere presente al Pride di Roma nasce dalla convinzione che i diritti della comunità Lgbtq+ siano la frontiera più avanzata dei diritti civili, non solo in Italia e in Europa, e dunque sia interesse di tutti i cittadini affermarli, difenderli, farli propri. A prescindere dalle proprie opinioni politiche, fedi religiose, origini culturali e identità di genere. Le democrazie crescono quando riescono a identificare, proteggere e codificare nuovi diritti perché ciò consente di aumentare il numero dei cittadini che percepiscono di essere riconosciuti, protetti, sulla base della loro specifica identità.

Senza dover chiedere concessioni o elemosinare tolleranza. I diritti degli eterosessuali e quelli della comunità Lgbtq+ dunque si sommano, non si contrappongono, riproponendo sul terreno dell’identità di genere la necessità di rispettare il prossimo come avviene sul fronte di ogni altra differenziazione sociale. Ma non è tutto, perché riaffermare oggi l’importanza dei diritti civili significa ribadire che le democrazie rappresentative sono entità vibranti, vitali, in costante crescita e trasformazione per adattarsi a un mondo che cambia ed è questa caratteristica che le rende fondamentalmente differenti da autarchie, dispotismi e regimi di ogni colore e continente, che invece si nutrono della sistematica cancellazione delle differenze umane. 

Forse non è un caso che a discriminare la comunità Lgbtq+ siano nazioni come la Russia di Vladimir Putin, a bandire relazioni fra gli stessi sessi siano regimi come i taleban in Afghanistan e a perseguitare gli omosessuali, frustarli e impiccarli siano teocrazie come l’Iran degli ayatollah, despoti come Bashar Assad in Siria o regni assolutisti come l’Arabia Saudita. Battersi per il rispetto dei diritti Lgbtq+ significa dunque rafforzare ciò che rende uniche le democrazie: il rispetto delle libertà degli individui.

E poiché fra le democrazie l’Italia non eccelle nell’affermazione dei diritti di genere – penso in primo luogo a quelli delle donne – ciò impone a noi tutti di moltiplicare gli sforzi per affermarli a dispetto di ogni abuso, intolleranza e violenza. Ma non è tutto perché le democrazie si distinguono per essere modelli di rappresentanza dove la cittadinanza è fatta non solo di diritti ma anche di doveri. E dunque tutti coloro che, con passione e partecipazione, oggi condividono il Pride di Roma – e altri simili eventi altrove – hanno la responsabilità anche di fare propri i doveri della cittadinanza sui quali si fonda la nostra Repubblica, primo fra tutti il rispetto per il prossimo. Dunque, anche per chi ha opinioni diverse dalle loro.