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Referendum sulla giustizia: sì, no e neutrali. Ecco come sono schierati i partiti

Chi sostiene le ragioni del Sì, chi è convintamente contrario e chi ha preferito una sorta di ‘neutralità’. Eccoli lo schieramento dei partiti sul voto dei cinque referenedum sulla giustizia. Seguono Lega e Radicali, che sono i promotori e dunque forti sostenitori, tutto il centrodestra (a parte FdI contraria a due quesiti) insieme a Matteo Renzi e Carlo Calenda. Il Pd ha optato per la libertà di voto ma il segretario dem Enrico Letta ha fatto sapere che è voterà 5 no perché “riforme così complesse vanno fatte in Parlamento”. Contrari e irremovibili i grillini. Spaccature e posizioni che riflettono anche la maggioranza variegata che sostiene il governo Draghi.

I 5 quesiti referendari in tema di giustizia mirano a eliminare alcune norme dell’ordinamento giudiziario. Inizialmente ne erano stati presentati sei, ma la Corte costituzionale non ha ammesso il quesito che prevedeva la responsabilità civile diretta dei magistrati (oltre a non ammettere i referendum sulla legalizzazione della coltivazione della cannabis e sull’eutanasia). Si voterà invece sull’abrogazione della legge Severino, limitazione delle misure cautelari, separazione delle funzioni dei magistrati, partecipazione dei membri laici a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei consigli giudiziari e abrogazione di norme in materia di elezioni dei componenti togati del Csm.

Ma a parte lo schieramento dei partiti, esiste prima di tutto una condizione necessaria e indispensabile: raggiungere il quorum, ossia che domenica 12 giugno – quando anche si sceglieranno le nuove amministrazioni di 978 Comuni – alle urne dovrà recarsi almeno il 50% più uno degli elettori. Se soglia fissata non venisse superata, i referendum abrogativi verranno dichiarati nulli.

Ecco lo schieramento dei partiti.

Partiti per il Sì

In prima fila ci sono Lega e Radicali, promotori dei referedum. Entrambi i partiti hanno lamentato una sorta di “censura” da parte dei media, chiedendo per questo l’intervento del capo dello Stato (Salvini soprattutto).

Dopo le difficoltà riscontrate nella scelta dei candidati per le amministrative, il centrodestra ancora una volta si spacca anche sui referendum e non si presenta compatto alle urne. Forza Italia è a favore di tutti e 5 i quesiti (Silvio Berlusconi li ha definiti “fondamentali”) e anche Coraggio Italia che auspica una vittoria in particolare del quesito sulla separazione delle carriere. Fratelli d’Italia, invece, ha deciso di appoggiare il Sì su soli 3 quesiti (separazione delle funzioni dei magistrati o separazione delle carriere, consigli giudiziari e eliminazione delle liste di presentatori per l’elezione dei togati del Csm). A favore anche Italia viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda.

E si sono invece schierati per il Sì, anche se non su tutti e 5 i quesiti, diversi esponenti del Pd, come il costituzionalista Stefano Ceccanti, Enrico Morando, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, l’ex capogruppo Andrea Marcucci.

I partiti per il NO

Chi è schierato convintamente per il No è il M5S che teme principalmente il quesito che mira ad abolire la legge Severino. Più ballerina la posizione del partito di Giorgia Meloni, favorevole a tre quesiti ma contrario agli altri due (abolizione della legge Severino e limitazione della custodia cautelare).

I partiti neutrali

C’è anche chi ha deciso di lasciare la libertà di voto. Questo è il Partito democratico, anche se il segretario Enrico Letta non ha nascosto le sue perplessità sui quesiti (“una vittoria dei sì aprirebbe più problemi di quanti ne risolverebbe”, ha spiegato).