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Pnrr, dal Piemonte alla Puglia: ecco dove l’Italia investirà nell’idrogeno

Cirio (Piemonte): abbiamo carte in regola

Anche il Piemonte è della partita dell’idrogeno. «Sono orgoglioso che il Piemonte sia una delle 5 Regioni italiane su cui il governo Draghi intende investire per le politiche dell’idrogeno», ha detto il presidente del Piemonte, Alberto Cirio. «Abbiamo presentato la candidatura e siamo stati scelti – ha sottolineato – il Piemonte è una realtà che ha necessità di convertire la propria industria automobilistica tradizionale nelle fonti rinnovabili, ha il Politecnico, ha l’energia idroelettrica in grado di alimentare la produzione dell’idrogeno verde, quindi, ha le carte in regola per investimenti che per noi vogliono dire recuperare aree dismesse, le ex aree industriali, ma soprattutto nuova occupazione». «Il passaggio obbligato dal motore termico al motore elettrico – ha continuato Cirio – rischia di lasciare per strada tanti lavoratori che abbiamo il dovere di assumere e di occupare, l’idrogeno può essere la loro nuova occupazione». Il presidente della regione ha poi chiarito che «la misura dell’idrogeno è una misura molto complessa che ha più di 3 miliardi di euro a disposizione. Partono i primi 500 milioni che sono destinati al recupero delle aree industriali dismesse su cui noi come Regione Piemonte interveniamo con 90 milioni di risorse nostre, quindi un’unione non solo d’intenti ma anche di forze economiche importanti», ha concluso Cirio.

Emiliano (Puglia), progetto Taranto è strategico per l’Italia

Nel suo intervento alla cerimonia di firma dei primi Protocolli di Intesa il governatore della Puglia Michele Emiliano ha ricordato che quello della Puglia «è un progetto molto ambizioso, molto complesso, quindi noi consideriamo la disponibilità del governo a sostenere il progetto della Regione Puglia come strategico non per la Puglia, ma per l’Italia. La Puglia – ha continuato Emiliano – è la prima produttrice italiana di energie da fonti rinnovabili. Abbiamo dato la piena disponibilità al Governo di varare ulteriori impianti anche off shore per ad aumentare questa capacità produttiva e questa è un’opportunità. Abbiamo altresì alcune minacce che derivano dalla necessità di trasformazione tecnologica della più grande acciaieria d’Europa e quindi abbiamo candidato Taranto ad essere il polo, se possibile nazionale, per la sperimentazione delle tecnologie che consentiranno di usare l’idrogeno anche nella fase industriale dell’acciaio», ha spiegato il presidente della Regione. Il progetto chiama inevitabilmente in causa il destino dell’ex Ilva. Draghi ha assicurato che «il governo intende riportare l’Ilva a quello che era quando era competitiva, la più grande acciaieria d’Europa: non possiamo permetterci che non produca ai livelli di cui è capace».

Bardi, Basilicata vuole essere “Green Hub” d’Italia

Da parte sua, il presidente della Basilicata Vito Bardi ha ricordato che «siamo stati la regione del petrolio, del gas, dell’eolico e ora vogliamo diventare la terra dell’idrogeno, anche in vista della transizione energetica e dell’emancipazione dalle fonti fossili». Ne consegue che l’obiettivo della Basilicata «è puntare ad essere la regione “Green Hub” di Italia ma soprattutto – ha aggiunto Bardi – a dare benefici concreti a tutti i lucani». Bardi ha parlato di siti «di stoccaggio e distribuzione di Idrogeno (H2) e Metano liquido (Gnl) nelle principali aree industriali della regione Basilicata», attraverso «un progetto “Infrastrutturazione di rete”», e della «realizzazione in Basilicata di un Centro di alta tecnologia nazionale per la realizzazione di progetti di ricerca e trasferimento tecnologia sulla mobilità ad idrogeno, la Regione Basilicata – ha concluso Bardi – si dimostra in prima linea nelle sfide del futuro».

Nove miliardi di investimenti

Il lavoro congiunto fra governo e regioni per l’individuazione dei 21 progetti bandiera regionali (uno per regione o provincia autonoma) ha definito iniziative per un totale di circa 9 miliardi di euro di investimenti Pnrr, in larghissima parte divisi fra la transizione verde (4,3 miliardi) e l’università e ricerca (4,1 miliardi). Tre regioni hanno invece puntato sulla transizione digitale, per 450 milioni circa di interventi.