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Elezioni comunali, test per leader e partiti: Conte e Salvini rischiano di più

Cinque leader, cinque partite diverse dentro le urne. Le amministrative, a meno di un anno dalle Politiche, sono un banco di prova per i partiti ma soprattutto per i loro leader.
Giorgia Meloni chiede la conferma di un primato che a Fdi finora hanno assegnato solo i sondaggi. Con gli occhi puntati ai capoluoghi in cui il centrodestra è compatto (20 su 26) ma anche a quelli in cui è diviso: a Verona, dove c’è da difendere il sindaco uscente Federico Sboarina, o a Catanzaro, dove è in corsa solitaria una deputata di Fratelli d’Italia, Wanda Ferro. A Milano, a inizio maggio, Meloni ha cominciato un percorso che mira a Palazzo Chigi. All’interno dell’attuale alleanza ma anche senza Lega e Forza Italia, in mancanza di adeguate garanzie sullo stop ad intese anomale come quella che regge il governo Draghi. Le amministrative sono il primo passo di questo cammino. Il secondo probabilmente alle Regionali siciliane d’autunno: Meloni difende il governatore uscente Nello Musumeci, non gradito a buona parte degli alleati.

Per Matteo Salvini è una prova di stabilità anche interna, visti gli infortuni recenti (dal Quirinale al mancato viaggio a Mosca) che hanno alimentato i malumori dei leghisti. Nel Carroccio c’è una tregua: la vicenda della missione di pace in Russia (con la comparsa sulla scena del contestato consulente Antonio Capuano) ha scombussolato i big, e non solo. C’è stato un ricompattamento in vista proprio del voto delle Comunali: ma un chiarimento ci sarà. Domattina è previsto un consiglio federale, ma a mezzogiorno, in un orario in cui non saranno ancora disponibili i dati delle amministrative. Altro elemento di incertezza, fra i dirigenti leghisti. Di certo Salvini dovrà cominciare a dimostrare, dati alla mano, che un partito in netto calo nei sondaggi, che ha perso la metà dei voti rispetto alle Europee del 2019, non è precipitato in una spirale irreversibile con schianto nel 2023. Altrimenti non è del tutto da escludere una resa dei conti già prima delle Politiche.

Per Silvio Berlusconi le amministrative sono la prima tappa di un ritorno in campo annunciato in almeno due recenti occasioni (Roma e Napoli), che dovrebbe precedere un impegno più intenso per le Politiche. Il voto di oggi è un test sulla tenuta di una Forza Italia che rimane indissolubilmente legata al suo 86enne leader.

Nel centrosinistra, Enrico Letta si attende dal voto un consenso anche sulla linea del campo largo: è riuscito a tenere in piedi l’asse con i 5Stelle in tutti i maggiori centri ma il cammino è minato dall’oscillazione dei centristi. Renzi e Calenda stanno assieme in poche realtà (Genova, Lucca), per il resto l’ex premier che dialoga con il Pd è alleato con il centrodestra (o pezzi di esso) a Palermo e Verona. Mentre Calenda va spesso da solo (o meglio, con +Europa): capita a Palermo, a Catanzaro, a Parma e l’Aquila.

Giuseppe Conte, in un movimento caratterizzato da guerre intestine, vive la partita delle amministrative come un banco di prova per la propria leadership. L’affollato tour in Sicilia gli ha dato conforto ma la contrapposizione con Di Maio (e i dimaiani) rimane sullo sfondo. I 5S in molti Comuni non presentano il simbolo e si camuffano dentro liste civiche, ma il risultato di oggi dirà molto sulla loro nuova identità e sulla capacità di essere ancora attrattivi, alla vigilia di una lunga campagna elettorale in cui Conte dovrà comunque confrontarsi con un inevitabile taglio della rappresentanza parlamentare, che attualmente è ancora la più folta.

Complessivamente, i giallorossi hanno molto da guadagnare da queste amministrative, visto che ben 18 dei 26 principali centri sono stati guidati negli ultimi anni da sindaci della coalizione avversa. Ma il centrodestra parte favorito nei due Comuni più grandi in cui si vota, Genova e Palermo. Dentro questo schema comincia la sfida a scacchi dei cinque leader.