Search

Draghi, Scholz e Macron arrivano a Kiev. “Saranno settimane molto difficili”

Mario Draghi, il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, sono arrivati a Kiev per una visita attesa da tempo, ma non annunciata dai governi dei tre Paesi per questioni di sicurezza. I tre leader che hanno viaggiato insieme in treno nella notte, portano un messaggio unitario nel condannare l’invasione dell’Ucraina, nel sanzionare la Russia e nell’aiutare Kiev.

“Siamo venuti per inviare un messaggio di unità europea verso tutti i cittadini ucraini. Un messaggio di sostegno perchè le prossime settimane saranno molto difficili”. Così  il presidente francese, Emmanuel Macron, scendendo dal treno che dalla Polonia lo ha portato a Kiev, “in un luogo di guerra dove sono stati commessi massacri”.

La lunga notte in treno

Amuchina e acqua liscia con ghiaccio. Tende pesanti attraversate da fantasie anni ottanta, come le sedie tracciate da rombi giallognoli. Un tavolone opaco. Il televisore incastrato in un mobile di legno pesante. L’orologio che segna l’ora: mezzanotte e cinquantaquattro minuti. Tutto è sobrio, dimesso, un po’ dismesso, perché intorno c’è la guerra e non c’è tempo per i dettagli. Eppure c’è la storia in questo scatto, l’Europa che porta l’Unione a Kiev.

Gli uomini della sicurezza ucraina hanno le occhiaie, mentre si avventurano nei corridoi angusti del treno speciale. Che tutto a bordo sia spartano – le divise delle delegazioni e l’acqua gassata, l’ocra triste degli interni e pure il tono di voce degli europei in missione – è un omaggio anche a loro che resistono, a un Paese trasformato in bunker.

Anche lo stile si adatta, si plasma sulla scelta di portare la politica sul campo, campo di guerra per davvero. Emmanuel Macron in camicia bianca e colletto alzato. Mario Draghi con il maglioncino per l’aria condizionata. Olaf Scholz in jeans e camicia nera a maniche corte che non va più di moda.

L’incontro nella notte

Uno scatto nella notte, mentre il treno corre dal confine polacco, dritto verso la capitale. Loro tre, i leader, si ritrovano nella cabina del francese, quando ancora i vagoni si muovono a singhiozzo e la polizia ucraina di frontiera ferma il treno per controllare i passaporti dei presenti. I fondatori dell’Europa parlano per un’ora e mezza almeno.

Le cartelle sul tavolo restano chiuse durante la fotografia. E con loro, sigillata, la linea di ciascun leader, le loro differenze, la scelta di essere comunque insieme al cospetto del Presidente che resiste allo Zar. Vanno da Zelensky per dirgli che potrà entrare, un giorno. Che le bombe di Putin non fermano un progetto, anche se Berlino spingerà per trattare e Draghi invece sembra più intransigente, “non può esistere una pace imposta”.