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Amministrative, Parma al voto dopo dieci anni di Pizzarotti ma i grillini danno forfait

I punti chiave

3′ di lettura

Da un lato chiude per i Cinque Stelle, a distanza di dieci anni, una stagione di successi (prima) e cadute (poi). Dall’altro simboleggia il travaglio del centrodestra, sospeso tra le sue due figure di punta alleate sì, sul piano generale, ma in gara effettiva per conquistarne il primato. Parma si presenta così al rinnovo dei suoi vertici cittadini, dalla «piccola Stalingrado» evocata da Beppe Grillo ai down più dolorosi dei giorni nostri. Federico Pizzarotti, uscito in fortissima polemica dal Movimento, conclude il suo secondo mandato e l’emblema del partito che vinse (a sorpresa) le elezioni al ballottaggio contro il candidato democratico non comparirà neanche sulla scheda elettorale.

In campo un assessore uscente

Intanto, nonostante i rapporti in questo lungo arco di tempo non siano sempre stati idilliaci, specie nella prima fase, il movimento di Pizzarotti (Effetto Parma) corre assieme al Pd. In campo per la successione, con un’altra serie di liste che vanno da Italia Viva a Parma Coraggiosa (il rassemblement di sinistra che in Emilia Romagna è alleato di Stefano Bonaccini) un assessore uscente, il titolare della Cultura Michele Guerra. Professore ordinario all’Università di Parma, Guerra insegna Teorie del cinema, Storia e critica del cinema e Teorie e tecniche del cinema e dell’audiovisivo.

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Centrodestra frammentato

Alla sfida il centrodestra si presenta in pezzi, sia per frizioni di natura locale, sia per gli strascichi delle tensioni a livello più generale. Forza Italia e Lega sono al fianco di Pietro Vignali, già sindaco nel mandato precedente a quello di Pizzarotti, prima del commissariamento che si rese necessario per le dimissioni seguite a un’inchiesta giudiziaria. Un nome che non è stato accettato da Fratelli d’Italia che tenta la corsa in solitaria, sostenendo uno storico dirigente della destra cittadina Priamo Bocchi. «Su mille Comuni, in qualche realtà purtroppo il centrodestra è diviso, ed è un errore. Non do colpe», ha detto Salvini prima di fare l’esempio chiave. Non senza potenziali conseguenze. «A Parma la scelta di FdI di correre da sola anche contro il centrodestra probabilmente ci impedisce di vincere al primo turno».

Il quarto incomodo

Per le forze di centrodestra la sfida si presenta doppia. Cercare di portare Guerra al ballottaggio, ma anche come detto prevalere nella leadership interna alla coalizione. Il quarto incomodo che potrebbe mettere un subbuglio i piani delle forze principali è l’esponente di un’altra sigla storica della sempre un po’ eccentrica politica locale: si tratta di Dario Costi, con il simbolo Civiltà parmigiana che fu del sindaco Elvio Ubaldi (e in seguito anche del suo “delfino” Vignali), in alleanza con Azione di Carlo Calenda.

Dal test tendenze generali

Tutti i leader nazionali, a partire da quelli del centrodestra Matteo Salvini e Giorgia Meloni fino al segretario dem Enrico Letta (con l’ovvia eccezione di Giuseppe Conte) hanno fatto tappa in città durante la campagna elettorale. Un centro vivo e indubbiamente di primo piano dal punto di vista produttivo e culturale, che spesso è risultato capace di anticipare alcune tendenze, come avvenuto esattamente nell’era grillina: la ragione per la quale il risultato finale (dove certo pesano come altrove le questioni cittadine che hanno animato il confronto) viene indicato come cruciale dai vertici nazionali dei partiti.